L'Edificio che Aspettava
Per buona parte del Novecento, l'edificio di Viale Merano a Cittanova ha fatto quello che fanno le carceri. Ha trattenuto persone. Aveva celle, corridoi, sbarre, una funzione costruita interamente per tenere dentro. Verso la fine degli anni Ottanta quella funzione si esaurì. Il carcere chiuse. Quello che restò non era propriamente un rudere, quanto un edificio senza più nulla da fare, fermo ai margini di una piccola città calabrese mentre la città andava avanti senza di lui.
È rimasto così per decenni. Non abbandonato, semplicemente inutilizzato. Una struttura costruita per la reclusione, in attesa che qualcuno decidesse che potesse significare altro.
Nel 2004, un giovane di nome Walter Cordopatri lasciò la Calabria per diventare attore, perché in regione non esisteva un luogo dove formarsi come tale. L'unica accademia vicina, a Palmi, stava chiudendo. L'unica strada percorribile era Roma, così partì, sostenne l'audizione al Centro Sperimentale di Cinematografia nonostante gli fosse stato consigliato di non tentare, e vi si formò per tre anni. Nel 2016 tornò a casa. Il vuoto che aveva lasciato dieci anni prima era ancora lì. In Calabria, e nell'intero Mezzogiorno, non esisteva ancora un percorso accademico accreditato verso la recitazione, e la nuova generazione di ragazzi con la sua stessa ambizione stava per sbattere contro lo stesso muro.
Decise di non lasciare quel vuoto in eredità a qualcun altro. Il 15 maggio 2016 fondò la Scuola di Recitazione della Calabria. Serviva un luogo dove farla nascere, e il Comune di Cittanova aveva uno spazio che non usava più. Il 21 gennaio 2017 la Scuola aprì all'interno del vecchio carcere, e l'edificio trovò finalmente il suo secondo scopo. Le celle diventarono aule. I corridoi costruiti per separare le persone diventarono i passaggi che gli allievi percorrevano insieme. Un cortile pensato per l'aria sorvegliata diventò un palcoscenico. Le sbarre non sono scomparse, ma hanno smesso di significare qualcosa, perché nessuno al loro interno veniva più tenuto lontano da qualcosa. Veniva formato per raggiungerlo.
Nove anni dopo, dall'altra parte della Calabria, a Palmi, un secondo edificio ha attraversato la stessa trasformazione. Villa Repaci era stata la casa dello scrittore Leonida Repaci e di sua moglie Albertina e, come il carcere di Cittanova, aveva trascorso anni per lo più chiusa, conosciuta più per ciò che era stata che per ciò che accadeva al suo interno. Nel luglio 2025 ha riaperto come La Raffica, un nuovo presidio culturale per il territorio, e la SRC ha contribuito a restituirla alla vita.
Questa è la forma della storia che vale la pena raccontare. Non la carriera di un uomo, anche se Cordopatri resta la persona che continua a trovare la prossima stanza abbandonata da recuperare. È una regione che aveva smesso di aspettarsi che i suoi vecchi edifici tornassero a contare qualcosa, e una scuola che da dieci anni dimostra il contrario, prima dentro un carcere a Cittanova, poi dentro la casa di uno scrittore a Palmi. Il corpo docente conta oggi ventisei professionisti attivi; gli allievi siedono nella giuria del Giffoni Film Festival ogni anno dal 2017, sono comparsi in produzioni Disney+ e in programmi RAI, hanno accolto nel 2025 una delegazione della KNUTKiT di Kyiv e nel 2026 hanno ospitato il regista Premio Ubu Danio Manfredini per un laboratorio intensivo.
L'edificio di Viale Merano ricorda ancora a cosa era destinato. Solo che non fa più quel lavoro.

